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Il certificato

Un certificato Artheia non e' un foglio con un timbro. Sono tre documenti che si tengono insieme, e ciascuno prova una cosa che gli altri due non possono provare.

Sono tre documenti, non uno

Tre documenti, tre firmatari diversi, tre cose diverse provate. Insieme sono il certificato; nessuno dei tre lo e' da solo.

Il documentoChi lo firmaChe cosa prova
La dichiarazione di paternita'L'artista, con firma elettronica qualificatachi dichiara. Il certificato di firma porta il codice fiscale del firmatario, e l'identita' dietro di esso l'ha accertata un prestatore qualificato
Il processo di ArtheiaArtheia, con sigillo elettronico qualificatoche cosa e' stato fatto su quella dichiarazione, e che quel racconto e' nostro e non e' stato alterato
La ricevuta di depositoIl conservatoreche l'insieme esisteva allora, e da allora non e' cambiato
Il documento
La dichiarazione di paternita'
Chi lo firma
L'artista, con firma elettronica qualificata
Che cosa prova
chi dichiara. Il certificato di firma porta il codice fiscale del firmatario, e l'identita' dietro di esso l'ha accertata un prestatore qualificato
Il documento
Il processo di Artheia
Chi lo firma
Artheia, con sigillo elettronico qualificato
Che cosa prova
che cosa e' stato fatto su quella dichiarazione, e che quel racconto e' nostro e non e' stato alterato
Il documento
La ricevuta di deposito
Chi lo firma
Il conservatore
Che cosa prova
che l'insieme esisteva allora, e da allora non e' cambiato

E' il motivo per cui il prodotto non chiede a nessuno di credere a una fonte sola.

Il legame fra i tre non e' la fusione, e' l'impronta: ogni documento ha la sua, e fondere un file firmato lo renderebbe non piu' verificabile. Da qui la regola che vale per sempre: dopo l'artista, nessuno tocca i byte del documento che l'artista ha firmato.

Che cosa attesta

Attesta che una persona, identificata da un prestatore qualificato, ha dichiarato di essere l'autore di un'opera; che quella dichiarazione e' stata esaminata da Artheia secondo un processo descritto e sigillato; e che l'insieme e' stato depositato presso un conservatore che ne risponde.

La paternita' e' dichiarata dall'autore, non accertata da Artheia: il certificato non dice che l'opera sia autentica, non la valuta, e non sostituisce una perizia.

E' anche il modo in cui chi vende un'opera adempie a un obbligo che ha gia': l'articolo 64 del Codice dei beni culturali chiede al venditore di consegnare all'acquirente la documentazione dell'opera, ove possibile con la fotografia.

Che cosa non c'e' ancora

Il percorso completo di un documento ha piu' passi di quelli che oggi girano. Questi mancano, e si dicono invece di lasciarli intendere:

  • il controllo della firma, fatto da un terzo che ne risponde
  • la marca temporale
  • il sigillo elettronico sul documento finale
  • il rapporto dei controlli svolti
  • il deposito presso un conservatore
  • la ricevuta di deposito, pubblicata sulla scheda

Finche' e' cosi', Artheia non dichiara niente che non abbia verificato: sulla scheda di un'opera la firma risulta da verificare, e significa che c'e' una firma e che nessuno l'ha ancora guardata.

I limiti, e sono scelte

Artheia non rileva le copie, perche' il registro non tiene nessun dato di chi verifica un'opera. E' il prezzo diretto di non trasformare un registro di opere in un registro di persone.

La protezione del documento e' dissuasione, non protezione: il segreto non e' il documento, e' la chiave dentro il chip.

E l'identita' di chi dichiara la verifica una persona di Artheia, a mano: nessun controllo automatico dei documenti. E' piu' lento, ed e' il motivo per cui un artista appena registrato non puo' ancora depositare niente.

Il chip e' una prova contro un contraffattore, non contro Artheia: le chiavi non stanno scritte da nessuna parte, ma e' Artheia ad averle messe. E' la ragione per cui la catena non finisce con noi, e per cui il deposito presso un terzo non e' un ornamento.